La tecnologia che sta alla base del filtro antiparticolato FAP (dal francese filtre à particules), ormai adottata da più di dieci anni, permette di ridurre l’emissione di particelle PM10 dei motori diesel.
Il sistema FAP aggrega il particolato dei gas di scarico in agglomerati di particelle senza un legame chimico miscelando al gasolio
una sostanza chimica detta "cerina" (ossido di cerio) che possiede questa caratteristica.
Gli agglomerati catturati dal filtro alveolato tendono ovviamente ad intasarlo ma, grazie alla cerina, hanno un’infiammabilità minore (400-450°C)
rispetto all'originario particolato. Periodicamente il filtro viene quindi “ripulito” bruciando gli agglomerati catturati:
questo viene fatto mediante una post-iniezione di Cerina quindi rendendo più caldi i gas di scarico che a loro volta, nel filtro, scaldano gli agglomerati bruciandoli. In questo processo consiste appunto la rigenerazione.
Questo tipologia di filtro antiparticolato detta DPF (Diesel Particulate Filter) non utilizza l’additivo perché innalza maggiormente la temperatura dei gas di scarico (fino a 600-650°C). L’innalzamento della temperatura viene effettuato attraverso una serie di post-iniezioni di gasolio con conseguenti post-combustioni. Sempre per agevolare il processo di combustione del particolato accumulato, sulle pareti del filtro sono inseriti dei metalli nobili che operano da catalizzatori. Il sistema senza additivo ha il vantaggio di non richiedere il rifornimento dell’additivo che, oltre ad essere un prodotto pericoloso per la salute umana, è anche piuttosto costoso. Per contro il filtro senza additivo lavora a temperature di innesco rigenerazione più elevate.
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